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Domenica 8 settembre 2024
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,31-37)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
Tiro e Sidone, città di origine fenicia, si trovano nell’area del Libano. A partire dal XIV secolo a. C. entrambe diventano importanti snodi mercantili e commerciali della costa orientale del Mediterraneo intessendo anche proficui rapporti con Israele. Gesù si trova così a compiere dei miracoli in una regione pagana quale era il territorio appartenente alla federazione della Decapoli che in greco antico significa “dieci città”.
Il Salvatore, unico vero guaritore della storia, compie prodigi in un modo mai visto prima perché lui è Dio, l’incarnazione del Verbo, fondamento unico del vero amore e portatore di vita eterna.
Prendersi cura di chi soffre, consolare gli afflitti, restituire speranza ai deboli insegnando loro la strada della verità e della giustizia è il suo modo di essere. Attraverso le tante debolezze e povertà incontrate lungo il suo percorso, riconosce nella via della croce l’unico cammino di salvezza, in stretta comunione con il disegno perfetto del Padre.
- La fede è la relazione con Dio che cambia la vita. Quanto più è intenso questo rapporto di fiducia, tanto più il Signore può manifestarsi pienamente alle sue creature.
- “Effatà”, “Apriti!” è la parola che il sacerdote, come Gesù, sussurra nell’orecchio del battezzante facendogli il segno della croce. Tale gesto indica anche il bisogno di una guarigione più profonda della sordità fisica, il cambiamento interiore, la conversione.
- Quante volte noi siamo simili a sordi che fingono di non sentire per paura di amare, o a muti che tacciono dinanzi alle ingiustizie, comportandoci come se non avessimo visto, o ancora, a ciechi che non si accorgono di chi soffre e vive nella disperazione!
- È fondamentale ritornare alle radici della fede, della cristianità, con un cuore aperto ai fratelli e una mente disponibile a ricevere la sapienza che viene dall’alto. L’uomo nuovo è colui che è sempre pronto all’ascolto, al dialogo, alla preghiera, all’accoglienza.
- Portando via il fango che abbiamo nel cuore, la superbia che ci opprime, la vanità che ci fa perdere tanto tempo, l’orgoglio che ci seppellisce impedendoci di amare, ricostruiamo la comunione con Dio e il prossimo.





