La fede mette il dito nelle piaghe della società. “Non abbiamo bisogno di una religiosità chiusa in sé stessa, ma di una fede che entra nella storia, risana i cuori spezzati, sveglia le coscienze dal torpore, suscita domande sul futuro”. La vocazione dei credenti è quella di “spiazzare i calcoli dell’egoismo umano, denunciare le ingiustizie, disturbare le trame di chi, all’ombra del potere, gioca sulla pelle dei deboli”. Francesco testimonia il Magistero sociale attraverso la condivisione: “Un cristiano non è un’isola. Non diventiamo cristiani da soli”.
[www.interris.it] Il Dio scomodo che scavalca l’indifferenza
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